mercoledì 22 luglio 2015

Lingue minoritarie, una battaglia culturale!

Cari lettori,
Negli ultimi anni il consiglio della Circoscrizione 9 si è sempre dimostrato sensibile alla tematica delle minoranze linguistiche. Il primo passo in tal senso è stato compiuto il 22 aprile 2013, quando grazie ad un ordine del giorno proposto dal sottoscritto, il consiglio riconobbe ufficialmente la lingua piemontese e avanzò formale richiesta affinché fosse introdotta nell'elenco delle minoranze linguistiche tutelata dalla legge 482 del 1999, che, attualmente, è l'unico provvedimento in materia in Italia. Durante il consiglio del 6 luglio, in Circoscrizione 9 si è tornato a parlare della questione linguistica. L'opposizione ha infatti presentato un ordine del giorno per tradurre una parte del sito circoscrizionale in lingua piemontese. Il mio voto è stato favorevole così come quello di gran parte dei consiglieri di tutti gli schieramenti. Riporto di seguito il mio intervento sull'argomento, volto ad evidenziare come le minoranze linguistiche in realtà non debbano essere considerate come un problema o un potenziale pericolo per la lingua italiana, ma un'enorme opportunità culturale che l'Italia rischia di perdere per sempre.

Grazie Vice Presidente,
Intervengo giusto per cinque minuti perché comunque è un argomento che personalmente mi interessa molto e che ho avuto modo di approfondire anche in ambito universitario.
Indubbiamente è un provvedimento positivo nella misura in cui va a colmare quello che è un vuoto legislativo enorme della Repubblica Italiana. Facendo un confronto tra l'Italia e due paesi, scelti a campione, dell'Unione Europea come possono essere la Spagna e la Francia, è evidente come l'Italia  sia l'unica ad essere così in ritardo a livello di tutela delle minoranze linguistiche e di come i due paesi già citati siano arrivati almeno vent'anni prima ad una legge che tutelasse le minoranze e le tutelasse nel vero senso del termine. Ad esempio, la Spagna ha incluso tre varianti parlate sul territorio nella Costituzione. Le minoranze, dunque, sono tutelate per costituzione. Queste varianti sono: il catalano, il basco e il gallego, che, tra l'altro è la radice del portoghese. La Francia con la legge Deixonne del 1951 ha incluso a tutela ad esempio, il fiammingo parlato nella regione del Westhoek, nelle Fiandre francesi, e tutta una serie di altre lingue come il catalano parlato nel Rossiglione o come l'occitano che è parlato praticamente in tutta la Francia del Sud. Loro sì che hanno attutato una reale politica linguistica, cosa che l'Italia non ha mai fatto. La chiave di volta sta nel prevedere a scuola non l'insegnamento di quella lingua, ma l'insegnamento in quella lingua. Finché la Repubblica Italiana ammette a tutela tutta una serie di lingue, ma non insegna la lingua nelle scuole e, ribadisco, non insegnandola come "lingua straniera" ma usando come veicolo la lingua minoritaria, non andremo da nessuna parte. Ci è arrivata la Spagna, ci è arrivata la Francia, noi non ci siamo arrivati! Siamo arrivati nel 1999 con una legge quadro anche abbastanza povera, che è la legge 482 che include un calderone di minoranze, da quelle nazionali altoatesine all'occitano della Val Chisone e al franco-provenzale delle Valli di Lanzo. Un calderone immenso in cui però non si fa minimamente cenno all'insegnamento in lingua nelle scuole. Il cittadino non impara davvero a relazionarsi con la minoranza linguistica. Il problema è che si parte da un presupposto sbagliato: considerare tutte le altre lingue minoritarie come antitetiche all'Italiano. 
Qui sta l'errore! 
Quindi ben venga un ordine del giorno così che va sulla scia di quello votato dal nostro consiglio nel 2013. Penso che il mio voto sarà favorevole.

Lorenzo D'Agostino



mercoledì 1 luglio 2015

Una proposta per la musica dal vivo!

Cari lettori,
Oggi organizzare momenti musicali e di spettacolo su suolo pubblico risulta particolarmente complicato. La colpa (se di colpa si può parlare!) è ancora una volta di un sistema eccessivamente burocratizzato che impone a chiunque voglia organizzare eventi simili un lungo "pellegrinaggio" fra i vari uffici comunali competenti ed un dispendio non indifferente in termini di denaro e di tempo. Ieri sera in Consiglio di Circoscrizione si è parlato proprio di questo. Al termine della discussione, è stato portato in votazione un documento proposto dal sottoscritto e dalla collega Maria Elena Tufaro che ha raccolto il voto favorevole di 16 consiglieri su 18. Il documento (in linguaggio tecnico denominato Ordine del Giorno) propone alla Città di Torino di istituire uno sportello unico digitale per richiedere l'autorizzazione degli spettacoli (evitando quindi il pellegrinaggio fra gli uffici) e, allo stesso tempo, prevedere esenzioni sul canone di occupazione suolo pubblico per le giovani band e per gli eventi benefici in generale. Questa proposta si rifà ad un decreto legge del 2013 firmato dall'allora ministro della cultura Massimo Bray che chiedeva ai Comuni maggiori semplificazioni per l'organizzazione di spettacoli dal vivo con meno di 200 spettatori. A tal proposito, il 1 marzo 2014 il Comune di Firenze, primo in Italia, ha istituito lo sportello unico online per l'organizzazione di questo tipo di eventi. 

A Torino è stato già fatto qualcosa?
Ordini del giorno simili a quello approvato ieri sera in Circoscrizione 9 sono stati presentati ed approvati in Circoscrizione 3 (San Paolo) ed in Circoscrizione 4 (Parella). In Circoscrizione 2 (Santa Rita - Mirafiori Nord) ed in Circoscrizione 10 (Mirafiori Sud) invece la proposta sarà discussa nelle prossime settimane. Anche in questi casi i primi firmatari sono giovani amministratori del Partito Democratico.

Per quale motivo crediamo sia utile incentivare gli spettacoli dal vivo?
Semplicemente perché la materia culturale e musicale non è solo un hobby da coltivare a tempo perso. Facilitare la produzione di eventi culturali può innescare un meccanismo virtuoso che metta in campo risorse e talenti, soprattutto tra i giovani, moltiplicando così le opportunità di occupazione.

Come consuetudine, riporto il testo completo dell'ordine del giorno:


ORDINE DEL GIORNO
Oggetto: “Semplificazione burocratica ed esenzioni per gli spettacoli dal vivo”

Il Consiglio della Circoscrizione 9,

PREMESSO CHE
La materia culturale e musicale presenta numerose opportunità in diversi settori e pertanto facilitare la produzione di eventi culturali può aiutare a mettere in moto un meccanismo virtuoso che metta in campo risorse e talenti, soprattutto tra i giovani, moltiplicando così le opportunità di occupazione;

CONSIDERATO CHE
  1. Gli adempimenti burocratici e normativi per la produzione di eventi culturali e musicali rende oneroso e complicato l'organizzazione di momenti di ascolto di musica dal vivo;
  2. Il Decreto Cultura del ministro Bray, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale nell'agosto 2013, semplifica la normativa per gli spettacoli dal vivo con spettatori inferiori alle 200 unità;
  3. Dal 1° marzo 2014 il Comune di Firenze ha adottato, primo in Italia, lo sportello unico digitale per chi organizza spettacoli dal vivo sotto i 200 spettatori e grazie al quale è sufficiente compilare un modulo di autodichiarazione online senza recarsi per forza negli uffici;
  4. L’istituzione di uno sportello unico digitale non costituirebbe un cambio della normativa attualmente vigente, ma bensì una semplificazione (al Comune spetterebbe comunque l’autorizzazione finale dell’evento);

CONSIDERATO INOLTRE CHE
Dovrebbero essere previste esenzioni per gli spettacoli di beneficenza promossi da associazioni o enti senza scopo di lucro e magari una tassazione ridotta per i gruppi giovanili e gli artisti sotto i 30 anni;

AUSPICA CHE
anche la Città di Torino possa semplificare gli adempimenti burocratici per gli spettacoli dal vivo con meno di 200 spettatori;

ESORTA

Il Sindaco e l’Assessore competente a prevedere, oltre alla semplificazione, una tassazione idonea per gli eventi musicali in oggetto e, soprattutto, un’esenzione per tutti quegli eventi benefici promossi da associazioni o enti senza scopo di lucro.

Lorenzo D'Agostino
Maria Elena Tufaro